Era l’albero più bello di tutto il bosco. Aveva cento rami, uno più bello dell’altro. E su ogni ramo ogni sera si davano appuntamento migliaia di uccelli e uccellini per passare la notte. Uno di questi rami era veramente speciale; era il ramo degli uccellini piccoli, quelli che appena nati facevano le prove per imparare a volare; ogni mattina, al sorgere del sole, era tutto un cinguettio; capriole di qua e giravolte di là: erano loro che ogni mattina davano la sveglia alla Quercia e a tutto il bosco. Lo chiamavano il ramo delle capriole. Ogni tanto qualche uccellino cadeva, ma niente paura, mamma Quercia era pronta a intrecciare gli altri rami per proteggerlo.
Mamma Quercia era veramente fiera di tutti i suoi rami; ma soprattutto del ramo delle capriole.
Una mattina di fine primavera (poteva essere la fine di maggio o l’inizio di giugno) mentre in cielo splendeva un bel sole sonnacchioso, si sentì un tuono fortissimo; ed un fulmine si abbatté sul bosco ed andò a colpire proprio la Quercia dei cento rami. Gli uccelli e gli uccellini, spaventati, scapparono da tute le parti. La Quercia scosse i suoi cento rami e si accorse, ahimè, che il Fulmine aveva colpito e spezzato proprio il suo ramo delle capriole.
Fu presa dalla disperazione più profonda e cominciò a piangere e a lamentarsi. A furia di piangere il tronco cominciò a rinsecchirsi ed i suoi lamenti spaventarono gli uccellini che non si fermarono più sui rami della Quercia; chi andò sulla Betulla, chi sul Tiglio, chi sul Pino.
Passò così l’intera estate e la Quercia era ridotta proprio male.
All’inizio dell’autunno il Cielo (forse sentendosi un po’ colpevole del Fulmine di quella tarda primavera) ebbe pietà di lei.
Chiamò la Pioggia e le chiese di andare a portare un po’ di refrigerio alla Quercia.
La Pioggia andò a posarsi sulla Quercia e la bagnò con i suoi scrosci. Le goccioline scesero lungo i rami ormai rinsecchiti, scivolarono sul tronco, entrarono nel terreno e attraverso la radici incominciarono a parlare con mamma Quercia. Quello che le goccioline dissero a mamma Quercia, in tutte quelle mattine d’autunno, non è dato saperlo.
Ma… una bella mattina di primavera mamma Quercia, sempre immersa nei suoi tristi pensieri, fu distratta dal cinguettio di un uccellino; un cinguettio che veniva da molto, molto vicino; si affacciò dall’alto della sua chioma e vide un uccellino ancora implume appoggiato su un ramoscello fresco, fresco, che stava crescendo proprio da quello che restava del ramo delle capriole.
“Non c’è più il ramo di un anno fa – si chiese sorpresa mamma Quercia osservando l’uccellino – ma… sono tornati gli uccellini”. E mentre la Quercia parlava tra se e se, l’uccellino solitario, nel tentativo di spiccare il primo volo, stava per cadere malamente al suolo.
Come per incanto gli altri ramoscelli, proprio com’erano abituati a fare tanto tempo prima, si intrecciarono tra di loro, colsero al volo l’uccellino e l’aiutarono a risalire sul ramo, quello fresco di giornata.